Implantologia con poco osso: mini impianti dentali o rigenerazione ossea?

Hai perso uno o più denti e il dentista ti ha proposto di posizionare un impianto, ma il supporto osseo non è sufficiente?

Esistono diverse soluzioni per ovviare a questo problema. Si spazia dall’intervento di rigenerazione ossea dentale all’inserimento di mini impianti o impianti a diametro ridotto.

Vediamo in cosa consistono!

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Impianti dentali e supporto osseo: un’associazione quasi sempre indispensabile

Per posizionare un impianto, ossia una vite che mima la funzione della radice di un dente naturale, è necessario un adeguato supporto osseo.

 

Impianti dentali a supporto osseo

Se manca l’osso, infatti, l’impianto è solitamente destinato ad andare perso. La mancanza di tessuto osseo purtroppo non garantisce la stabilità necessaria per il successo dell’intervento implantologico.

Per valutare la qualità dell’osso, espressa in termini di spessore e densità, l’odontoiatra si avvale dell’utilizzo di immagini radiologiche che, fornendo delle “fotografie” molto dettagliate di tutti i tessuti duri, sono in grado di consentire un’attenta ed accurata analisi della situazione.

Le tecniche radiologiche più utilizzate e utili per questo scopo sono l’ortopantomografia (OPT) e la TC Cone Beam (CBCT).

 

Panoramica

La prima, nota comunemente come “panoramica”, consente una valutazione sommaria della situazione generale. L’OPT, infatti, è la riproduzione bidimensionale di strutture che sono in realtà tridimensionali.

È anche possibile che le immagini presentino degli artefatti od ombre, che possono “ingannare” l’interpretazione dell’immagine e di conseguenza falsare il risultato.

Per tutti questi motivi, l’ortopantomografia non permette una valutazione accurata e molto precisa, ma fornisce comunque indicazioni utili sullo stato in cui si trovano le arcate dentarie.

 

TC Cone Beam

La TC (Tomografia Computerizzata) Cone Beam è invece una metodica radiologica studiata appositamente per l’odontoiatria. Così come la panoramica anche la CBCT si basa sull’utilizzo di raggi X, ma permette l’acquisizione di immagini che rappresentano fedelmente tutte le strutture di interesse implantologico.

Con questa tecnologia all’avanguardia è addirittura possibile costruire un modello 3D delle arcate dentarie. Questo, come potrai immaginare, può essere di notevole aiuto in caso di intervento, poiché il chirurgo può studiare attentamente il caso clinico e decidere come procedere già ben prima del momento dell’intervento vero e proprio.

Se al termine di tutte le valutazioni radiografiche che abbiamo appena descritto la quantità di osso non risulta adeguata e sufficiente per accogliere un impianto, il dentista potrebbe proporre un intervento di rigenerazione ossea dentale.

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La rigenerazione ossea: una possibile soluzione

La rigenerazione ossea è una avanzata e complessa tecnica chirurgica che permette l’incremento di osso.

L’esecuzione di un intervento di rigenerazione ossea e il conseguente posizionamento di un impianto rappresenta il cosiddetto “gold standard” in ambito implantologico. Questa metodica permette infatti una maggiore stabilità degli impianti, dato che questi ultimi avranno una superficie maggiore a cui potersi ancorare saldamente.

rigenerazione ossea

Tuttavia, come avremo modo di vedere tra poco, non tutti i soggetti possono essere candidabili a questa tipologia di intervento.

Inoltre, un trattamento implantologico che debba essere preceduto da chirurgia rigenerativa ossea prevede tempistiche piuttosto estese. È infatti necessario un periodo molto lungo per permettere la corretta guarigione dei tessuti, il che significa che per tale lasso di tempo non potranno essere posizionati degli impianti e le relative protesi per sostituire gli elementi dentari mancanti.

Esistono sostanzialmente due tipologie di rigenerativa ossea:

  • Autologa: in questo caso l’osso necessario viene prelevato dal paziente stesso. La sede del prelievo può essere localizzata sia a livello del cavo orale (mascella e mandibola) sia al di fuori di esso (una sede frequente è il bacino, più precisamente la cresta iliaca).
  • Eterologa: per questa tipologia di intervento l’osso non proviene dal paziente. Solitamente, infatti, si utilizza osso bovino deproteinizzato (privato quindi della sua porzione organica) o osso sintetico.

 

Rigenerazione ossea dentale: controindicazioni

La rigenerazione ossea è una procedura molto invasiva e, trattandosi di un intervento chirurgico complesso, presenta alcune controindicazioni.

Il paziente, infatti, deve godere di ottima salute per potersi sottoporre con successo all’operazione.

Se soffri di malattie cardiovascolari – come l’ipertensione –, diabete, hai problemi di coagulazione o altre malattie, devi informare il tuo odontoiatra. Dopo un’attenta valutazione del caso, il professionista deciderà se sia indicato procedere con l’intervento oppure no.

Inoltre, anche la tua bocca deve essere perfettamente sana. Prima di procedere con un intervento di rigenerazione, quindi, l’odontoiatra può essere costretto ad intervenire per risolvere problematiche quali carie o malattia parodontale.

I batteri, che sono la principale causa dello sviluppo di queste patologie, potrebbero provocare ulteriori danni in caso di rigenerazione: un’infezione, infatti, potrebbe compromettere irrimediabilmente la buona riuscita dell’intervento.


Particolari situazioni anatomiche, poi, possono ostacolare l’esecuzione della chirurgia rigenerativa ossea
. Nei settori posteriori, infatti, può essere piuttosto complesso posizionare il biomateriale necessario ad ottenere un aumento di spessore osseo. Molti pazienti, soprattutto quelli in età avanzata, spesso faticano ad aprire la bocca in maniera sufficiente per consentire all’odontoiatra di svolgere con facilità le manovre necessarie a questo tipo di intervento.

Infine, anche il fumo rappresenta una delle principali controindicazioni all’esecuzione della rigenerazione ossea. Le sostanze chimiche che si generano in seguito al fumo di sigaretta possono essere molto dannose per la bocca. Inoltre, anche il calore sprigionato dalla combustione è un potente irritante per tutte le mucose del cavo orale.

Il fumo, poi, ha effetti anche a livello dei vasi sanguigni, compromettendo quindi la circolazione e rendendo molto più complessi i processi di guarigione in caso di intervento.

Ma nel caso in cui la chirurgia rigenerativa ossea non sia applicabile per un qualsiasi motivo, ci sono delle soluzioni che consentono comunque il posizionamento di un impianto nei pazienti con poco osso?

La risposta è sì: esistono infatti i mini impianti dentali e gli impianti a diametro ridotto.

 

I mini impianti dentali

I mini impianti, che rappresentano una novità nel campo dell’implantologia dentale, possiedono una lunghezza inferiore rispetto a quelli tradizionali. Mentre questi ultimi possono essere lunghi fino a 15 mm, i mini impianti arrivano ad avere una lunghezza massima di 6 mm. In parole povere, sono degli “impianti corti”.

mini impianti dentali

Queste ridotte dimensioni, ovviamente, risultano molto favorevoli in caso di un’altezza ossea non adeguata. Non sarà quindi necessario effettuare interventi di rigenerazione, perché i mini impianti avranno bisogno di una quantità minore di osso per essere posizionati e ancorarsi ai tessuti duri.

Questa tipologia di impianti può essere indicata soprattutto in pazienti anziani che portano protesi mobili già da molto tempo: quando i denti vengono a mancare per un qualsiasi motivo, l’osso tende infatti a ritirarsi riducendo il proprio spessore.

Le ridotte dimensioni verticali devono però essere in qualche modo “compensate” con un diametro maggiore: la stabilità dei mini impianti, ovviamente, deve essere comunque garantita.

Sempre allo scopo di raggiungere una adeguata stabilità, è solitamente necessario posizionare più di un mini impianto. Quindi, laddove con una tecnica implantologica tradizionale sarebbe sufficiente collocare un solo impianto, in caso di mini impianti potrebbe essere necessario porne due.

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Gli impianti a diametro ridotto: un’ulteriore alternativa

Un’altra possibile soluzione per ovviare alla chirurgia rigenerativa, nel caso in cui questo non sia possibile, è rappresentata dagli impianti a diametro ridotto.

 

Impianti a diametro ridotto

 

Si tratta di impianti realizzati – così come i mini impianti – con gli stessi materiali metallici (principalmente titanio) degli impianti tradizionali, che presentano però un diametro più piccolo rispetto a quelli “normali”.

Infatti, mentre un impianto tradizionale possiede un diametro di circa 5 mm, gli impianti a diametro ridotto non superano i 3.5 mm.

Questa tipologia di impianti, oltre che in caso di ridotto spessore osseo, è particolarmente indicata nei settori definiti “estetici”, ossia le porzioni anteriori delle arcate dentarie che ospitano incisivi e canini.

 

Dott. Andrea Ficuciello

 

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