Implantologia a carico immediato: cos’è e per chi è?

Posizionare un impianto e avere subito la possibilità di mettere in mostra il tuo sorriso è possibile.

Come? Con l’implantologia dentale a carico immediato, che permette di sopperire alla mancanza di denti nel giro di 36 ore.

 

Implantologia a carico immediato: di cosa si tratta?

L’implantologia a carico immediato è indicata per tutti coloro che desiderano, soprattutto per esigenze estetiche, “recuperare” il loro sorriso subito dopo il posizionamento di un impianto.

Un impianto è una protesi fissa costituita da una piccola vite che ha lo scopo di mimare l’azione svolta dalla radice di un dente naturale andato perso per un qualsiasi motivo.

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Tutto ciò è possibile perché, dopo uno studio accurato e attento del caso, il medico dentista è in grado di fornire al paziente una protesi provvisoria che verrà posizionata sugli impianti subito dopo il loro inserimento (per la precisione entro 36 ore dall’intervento).

Ma vediamo ora di capire come funziona questa tecnica di implantologia all’avanguardia!

 

Esami propedeutici all’implantologia a carico immediato

Devi sapere che, purtroppo, non tutti i soggetti possono sottoporsi a questa metodica. Per posizionare un impianto, infatti, è necessario che il supporto osseo sia adeguato. Se tale condizione non si verifica, difficilmente l’impianto potrà avere successo e durare nel tempo.

 

Per verificare che la quantità di osso sia idonea è necessario l’utilizzo della radiologia. Soltanto in questo modo, infatti, è possibile valutare lo spessore e la densità delle ossa che dovranno ospitare gli impianti.

Ma quali sono le indagini radiologiche più adatte per queste valutazioni? Sostanzialmente sono due le tipologie di esami che si possono effettuare in questi casi: la panoramica e la TC Cone Beam.

La panoramica, il cui nome vero e proprio è in realtà ortopantomografia (OPT), è di fatto una specie di radiografia delle arcate dentarie. È un esame di primo livello, che permette una valutazione generale della situazione. Tuttavia, le informazioni che si possono ricavare da una panoramica non possono essere sufficienti per poter avere un quadro completo.

L’OPT, infatti, essendo un’immagine bidimensionale di strutture che sono nei fatti tridimensionali, distorce quella che è la reale conformazione di ossa e arcate dentarie.

La TC (Tomografia Computerizzata), soprattutto se realizzata con la tecnica Cone Beam, fornisce invece delle informazioni complete ed esaustive per una corretta valutazione della situazione dei tessuti duri (cioè le ossa).

Questa particolare tipologia di indagine radiologica è stata studiata appositamente per l’odontoiatria e, seppur con una dose di raggi X notevolmente inferiore rispetto a una normale TC, permette di ottenere immagini di notevole qualità. Proprio da queste immagini, poi, è addirittura possibile ricavare dei modelli 3D, che saranno ovviamente di grande aiuto per lo studio del caso.

 

Esistono altre controindicazioni all’implantologia?

Oltre allo scarso supporto osseo, poi, esistono anche altre controindicazioni che potrebbero sconsigliare l’implantologia a carico immediato (se non addirittura l’implantologia in generale).

Tutto quello che devi sapere sulla implantologia.

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È necessario quindi informare il medico dentista di eventuali farmaci e terapie. Facciamo un elenco:

  • Cardiopatie: dato che il posizionamento di un impianto è di fatto un vero e proprio intervento chirurgico, eventuali problemi cardiaci – ipertensione, infarti pregressi, valvulopatie e sostituzioni valvolari – devono essere riferiti all’odontoiatra. Potrebbe essere necessario, infatti, eseguire analisi ulteriori o interventi di profilassi antibiotica prima del posizionamento dell’impianto.
  • Problemi di coagulazione: se il numero delle tue piastrine è molto basso rispetto allo standard auspicabile o soffri di particolari patologie legate alla coagulazione (ossia la capacità del nostro organismo di arrestare eventuali sanguinamenti), l’intervento potrebbe essere rischioso. In questi casi sarebbe forse più indicato optare per un altro tipo di tecnica per sostituire i denti mancanti, come ad esempio una protesi mobile.
  • Diabete: i pazienti diabetici, soprattutto se l’iperglicemia (la quantità di zuccheri presenti nel sangue) non è controllata farmacologicamente, sono maggiormente soggetti al rischio di infezione.
  • Assunzione di farmaci per il metabolismo osseo (bifosfonati): questi medicinali, somministrati in caso di grave osteoporosi (ossia una grave perdita di densità a livello delle ossa), possono essere una delle principali controindicazioni a interventi in ambito implantologico. In questi casi il medico dentista dovrà compiere un’attenta valutazione. Successivamente, se riterrà comunque idoneo procedere, attuerà anche un preciso protocollo (basato soprattutto su una profilassi antibiotica e su tecniche chirurgiche minimamente invasive) che consentirà di eseguire l’intervento nella maniera più sicura possibile.

 

Come funziona l’intervento di implantologia a carico immediato?

Se sei un candidato ideale per l’implantologia a carico immediato, l’odontoiatra fisserà con te una serie di appuntamenti. Lo scopo di questi appuntamenti sarà quello di costruire una protesi provvisoria che sarà proprio quella che verrà posizionata entro 36 ore dall’intervento.

Quando arriverà il momento di posizionare l’impianto (o gli impianti), ovviamente il tutto avverrà dopo aver effettuato un’anestesia. Durante l’intervento, quindi, non sentirai alcun dolore!

L’odontoiatra ha a disposizione due tipologie di tecniche anestesiologiche:

  • Anestesia locale: consente di “addormentare” solo la zona oggetto di intervento tramite l’iniezione di anestetici locali. Il paziente quindi resta assolutamente sveglio e perfettamente vigile, ma non avverte alcun dolore durante le manovre chirurgiche.
  • Sedazione cosciente: questa tecnica consiste nella somministrazione di una miscela di gas (protossido di azoto e ossigeno), o nella somministrazione endovenosa di farmaci ansiolitici da parte di un medico anestesista, che permette al paziente di rilassarsi completamente. Chi viene sottoposto a questa tecnica di sedazione, affronterà l’intervento senza particolari ansie.

Una volta eseguita l’anestesia, l’intervento può finalmente prendere il via. L’odontoiatra, quindi, procederà con l’inserimento degli impianti nei siti e con le modalità che erano state studiate e valutate in base agli esami radiologici.

Dopo aver concluso l’intervento è necessario valutare la stabilità primaria degli impianti.

Per poter subire un carico immediato, un impianto deve raggiungere durante il suo inserimento un torque di 32N/m. Un altro indicatore per poter caricare un impianto è rappresentato da un parametro oggettivo noto come indice ISQ. Se i valori sono buoni (almeno 70/100), l’impianto è pronto per essere caricato immediatamente. In caso contrario, bisognerà optare per un carico differito.

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Cosa avviene dopo il posizionamento degli impianti?

Il raggiungimento di una buona stabilità primaria (32N/m) è un’indicazione positiva al carico immediato. Al termine dell’intervento il dentista prenderà un’impronta, una sorta di “calco” delle tue arcate dentarie. L’impronta può essere effettuata con metodi analogici, ossia paste o materiali simili, oppure digitali, che risultano essere ovviamente più rapidi e meno invasivi.

Quest’impronta sarà necessaria per adattare la protesi provvisoria che era stata preparata prima dell’intervento.

L’odontotecnico, ossia quella figura professionale che si occupa proprio del confezionamento delle protesi basandosi sulle indicazioni dell’odontoiatra, si impegnerà a riconsegnarla al medico dentista entro 24-36 ore dall’intervento. Trascorse le 36 ore, infatti, non si può più parlare di carico immediato ma di “carico differito”.

Il dentista poi provvederà a posizionare la protesi sugli impianti. Va nuovamente sottolineato come questo manufatto sia solamente un provvisorio. Per quello definitivo bisognerà attendere un periodo di circa quattro o sei mesi: questo, infatti, è il tempo necessario per la corretta e completa guarigione dei tessuti che sono stati oggetto di intervento.

Sia in caso di provvisorio che di definitivo, si cerca sempre di avvitare la protesi sugli impianti piuttosto che cementarla. L’avvitamento presenta dei vantaggi estetici e funzionali: non si corrono infatti quei rischi tipici della cementazione, come una eccessiva ritenzione di placca che può poi portare alla formazione di tartaro che potrebbe anche andare a danneggiare l’impianto.

 

glossario dell'implantologia dentale

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