Carie ed otturazione

Quello della carie è uno tra i problemi dentali maggiormente diffusi e anche una tra le motivazioni più frequenti che spingono le persone a richiedere l’intervento di un dentista.

Secondo un’indagine condotta dalla SIDO, ovvero la Società Italiana di Ortodonzia, su un campione di 1269 persone che si sono sottoposte ad una visita ortodontica gratuita, quasi la metà presentava almeno una carie e l’incidenza sembrava essere leggermente maggiore negli uomini rispetto alle donne, mentre la distribuzione per aree geografiche sembrava abbastanza omogenea. La carie, tra l’altro, è un fenomeno abbastanza trasversale a livello anagrafico visto che colpisce tanto gli adulti quanto i bambini.

La carie e il ricorso all’otturazione, dunque, sono evenienze tutt’altro che rare, ma quali sono le motivazioni per le quali si forma la carie e qual è il collegamento tra carie ed otturazione? Quando bisogna ricorrere ad un’otturazione per sigillare una carie dopo averla accuratamente rimossa e quando invece si necessita di dover ricorrere alla devitalizzazione?

Vediamo di rispondere insieme a queste domande nei prossimi paragrafi, approfondendo non solo il legame tra carie ed otturazione, ma anche andando ad esaminare le motivazioni che portano alla formazione della carie stessa e ai possibili atteggiamenti corretti da seguire per prevenirla e mantenere una dentatura in salute.

Quando si ricorre all’otturazione di un dente?

Le motivazioni che spingono un dentista a dover ricorrere ad un’otturazione sono diverse e non tutte riguardano solo ed esclusivamente la cura delle carie, anche se questa rappresenta una buona percentuale degli interventi otturativi effettuati in campo odontoiatrico.

Solitamente si ricorre ad un’otturazione quando il paziente presenta un dente cariato, ma anche quando si ha la necessità di restaurare un dente precedentemente devitalizzato, magari scheggiato o rotto. L’otturazione, tra l’altro, viene chiamata anche “riempimento dentale” perché la sua forma più conosciuta è proprio quella di riempimento di una cavità dentale che si è venuta a creare a causa di processi cariogeni o per via di un trauma. L’otturazione, dunque, viene utilizzata per fini conservativi o ricostruttivi e volta per recuperare la funzionalità dentaria completa. Da non dimenticare l’importante funzione rafforzativa dell’otturazione nei confronti di un dente che, nel caso in cui non venisse riempito, rimarrebbe molto fragile ed esposto a rotture e conseguenti cadute.

L’obiettivo primario dell’otturazione, quindi, è quello di ristabilire la morfologia del dente e restituire al paziente una corretta funzione masticatoria, oltre che a ristabilire una certa resistenza del dente stesso, compromessa da un’eventuale rottura o scheggiatura.

Occorre dire che l’otturazione, in caso di carie, prevede un inter ben preciso. Il dentista, prima di procedere all’otturazione, avrà il compito di eliminare totalmente la carie, ripulire la parte colpita dall’attacco dei batteri alla base del processo cariogeno e, se ad essere colpita dalla carie è anche parte della polpa dentale, dovrà rimuovere anche questa pulendo in maniera accurata il canale radicolare. A questo punto non si parlerà più di otturazione per carie, ma di devitalizzazione del dente.

Naturalmente tutte le otturazioni odontoiatriche vengono decise esclusivamente dal medico dentista sulla base di un’attenta e scrupolosa visita durante la quale l’odontoiatra valuterà se attuare una semplice otturazione, se ricorrere ad una devitalizzazione o se, addirittura, optare per la terapia estrattiva, ultima risorsa quando il dente è non è “salvabile” in altro modo.

Ma quali sono le cause della formazione della carie per la quale si richiede un’otturazione? Scopriamolo nel prossimo paragrafo.

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Come nasce una carie: fattori di rischio e prevenzione

Abbiamo detto che otturazione e carie sono due elementi strettamente connessi tra loro, ma come si forma una carie, quali sono i fattori di rischio e quali comportamenti possono essere messi in atto per prevenirne la formazione?

La carie viene considerata a tutti gli effetti un’infezione dentale ed è innescata dall’attacco di alcuni microorganismi che normalmente vivono nel nostro cavo orale. Le cause che possono portare ad una carie e quindi ad un’otturazione sono veramente tante e comprendono fattori o genetici, come ad esempio una conformazione particolare dei denti o un loro sovraffollamento che non aiuta una pulizia dentale approfondita, oppure legati ad abitudini scorrette.

La presenza di una malocclusione dentale o un non corretto allineamento dentale sono motivazioni di tipo genetico, mentre una cattiva igiene orale o un’igiene orale poco accurata o ancora l’abitudine a mangiare molti cibi o bevande ricche di zuccheri sono invece cause legate ad abitudini scorrette. In entrambi i casi è molto probabile che si verificherà una carie che richiederà un’otturazione.

Secondo alcuni studi, anche il non essere stati allattati al seno dopo la nascita, o non aver potuto ricorrere al latte materno per il giusto periodo, potrebbe creare una predisposizione all’insorgenza delle carie.

In ogni caso si può intervenire, per scongiurare la formazione delle temute carie, soprattutto se il problema è di tipo comportamentale: è sufficiente recarsi periodicamente dal proprio dentista di fiducia e sottoporsi a regolari controlli dentistici per tenere la situazione sott’occhio ed evitare che piccoli accenni di carie si trasformino poi in processi cariogeni più importanti che richiederanno otturazioni o devitalizzazioni. Anche nel caso di carie dovute a un allineamento anomalo che non permette una corretta pulizia quotidiana, sarà utile recarsi periodicamente dal dentista per sottoporsi a sedute di pulizia più profonda.

Le classi di otturazioni

Quando si parla di carie ed otturazione va ricordato che esistono diverse tipologie di otturazione dentale secondo la classificazione di Black. In particolare, esistono ben 6 classi alle quali si aggiunge la suddivisione tra otturazioni provvisorie e definitive che, come si intuisce, si differenziano per la durata e per i diversi obiettivi.

La I classe è quella che riguarda solo la superficie occlusale, ovvero quella preposta all’attività masticatoria, oppure il foro cieco, quella sorta di fossetta che si presenta sulla parete linguale di incisivi e molari. Nella II classe, alla stessa superficie masticatoria della prima classe, si aggiunge la parete interdentale, mesiale o distale, di molari e premolari. La III classe invece si effettua sulla superficie interprossimale di incisivi e canini, senza interessamento del margine incisale mentre la IV classe è quella che interessa la superficie interdentale di incisivi e canini, con interessamento del margine incisale. Infine abbiamo la V classe e la VI classe: la V classe, chiamata anche “otturazione al colletto”, interessa il terzo cervicale, cioè la porzione di dente vestibolare o linguale vicina alla gengiva, di denti anteriori e posteriori; la VI classe viene effettuata sulle cuspidi di molari e premolari.

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